"Un aiuto ai senzatetto"

"SOTTO LA MADONNINA"


E' l'esperienza caritativa che da Gennaio 2014 coinvolge la "Comunità Giovanile" dell'Oratorio Pratocentenaro, portando assistenza ai senzatetto del centro di Milano. 
Cibo, coperte, The caldo e abiti puliti: è fatto di cose semplici eppure essenziali il  sostegno che i nostri giovani vivono a contatto con i senzatetto e agli emarginati della nostra città. il tutto con il desiderio di non dimenticare la cosa più bella e significativa, il rapporto umano!

se volete sostenere questo progetto potete portare in Oratorio:
-Pasta
-Sughi pronti
-Coperte
-Biancheria Intima
-Magliette e camice
-Sacchi a pelo
-Merendine confezionate

per info: Andrea Fanoni afanoni@hotmail.it,

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Ciao! Vuoi qualcosa da bere?

Immaginate sei giovani, sette se volete contare anche il Don, che escono alla sera in zona San Babila; la frase per attaccare bottone è sempre quella: ”Ciao, vuoi qualcosa da bere?” Può sembrare una serata per fare colpo su qualche ragazza, se non fosse per il Don, che, oltre a far sfumare tutto uscendo con questi sei giovani, indossa pure la talare per farsi riconoscere!
 Così, una sera a settimana, un gruppetto di scapestrati capitanati da un prete, va a trovare i senza tetto che dormono, come dice qualcuno di loro, sotto la Madonnina.

Dopo aver conosciuto Frate Andrea, che ha deciso di dedicare la sua vita alla cura dei più deboli, prestando particolare attenzione a chi dorme in strada, ho provato a buttarmi in questa nuova esperienza insieme al DonGa e ad altri cinque ragazzi, portando del tè caldo, del pane, delle merendine e delle coperte.
Inizialmente vi erano alcune domande che mi rimbalzavano in testa, tipo: “Ma se trovo un ubriaco? Ma se trovo un pazzo con un coltello? Ma il frate, che dice che sono tutte brave persone, ci crede veramente o lo dice perché deve auto convincersi che non c’è alcun pericolo per noi?”. A dire la verità, ora che comincio a rendermi conto di come sia davvero questa realtà, mi vergogno un po’ di essermi fatto queste domande. Certo, bisogna fare attenzione, avere prudenza, ma basta pensare che sono persone che vengono ignorate tutto il giorno dalla società, che alle sei e mezza di mattina, quando la città si risveglia, sono costrette a sgomberare tutto per non creare disagi alla Milanobene e tornare sotto al portico solo dopo le 21 per salvaguardare il decoro pubblico, dopo una giornata a vagare per la metropoli in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti, sperando di trovare ancora le coperte e i cartoni nascosti da qualche parte. Sono persone che hanno perso tutto, la casa, la famiglia, il lavoro. Ma come possono persone in difficoltà, spesso sole, a diventare un pericolo per chi vuole stare in loro compagnia?!
E allora mi sono detto che forse bisogna sì fare attenzione, ma nel senso che bisogna dargli un po’ più di attenzione!

Mi colpiscono sempre le loro frasi, i loro gesti semplici e l’autoironia positiva che ha la maggior parte di loro, segno che quello cui tengono di più non è la ricchezza materiale, ma la dignità, l’essere considerati persone come gli altri.
 C’è Antonio, un pugliese di 51 anni, che ha delle pentole e un fornelletto e si cucina la pasta che la gente gli regala; Giovanni, quarantenne, che ridendo l’altra sera diceva che da un certo punto di vista è più bella la sua Roma rispetto a Milano, perché qui non ci sono molti ponti da cui buttarsi e quindi uno rimane comunque fregato; Pavel, trentacinquenne slovacco, che si lamenta di come alcune persone aiutano i poveri, ricordando che Gesù andava in giro a piedi nudi o con i sandali, non con scarpe belle; Raul, diciannove anni il 24 febbraio scorso, appassionato di libri fantasy, passa interi pomeriggi in biblioteca a leggere; Carmen, madre di Raul, fa un po’ la mamma di tutti, prendendosi cura degli altri senza tetto, come fossero suoi figli; Paolo, che vuole che durante la preghiera comunitaria  tutti si tengano per mano, ringrazia Dio per quello che fa Carmen; Marcello, quarantenne ex-politico un po’ matto, contento del fatto che andiamo a trovare le persone rimaste in strada, ci segue per le varie vie e ci presenta a tutti urlando:”Loro sono i volontari di Don Gabriele!”; Vittorio, sessantenne “de Roma”, ora in un dormitorio, che l’unica cosa che lo preoccupa è che la sua cagnetta, Briciola, rimanga sempre con lui ovunque vada; Valentino, che si ricorda sempre tutti i nostri nomi, prega tutti i giorni per i bambini, per i poveri che non hanno niente, andando più volte a messa ringraziando Dio per il pane quotidiano.

Ecco allora che la frase: “Ciao, vuoi qualcosa da bere?”, che è solo una scusa per sedersi vicino a loro ad ascoltarli e a parlare di qualsiasi cosa, acquista un valore aggiunto, che va oltre l’offrire qualcosa di caldo perché fa freddo.
Ora questa iniziativa si sta allargando a una quarantina di ragazzi della comunità giovanile tra i 17 e i 27 anni, che si alternano di volta in volta, grazie anche al cibo e alle coperte che ci donate e che noi possiamo così portare ai senza tetto. È una bella proposta che ha condiviso con noi anche Monsignor Delpini martedì 25 febbraio. Se volete continuare a sostenerla, senza dimenticare altre proposte caritative ugualmente importanti, ve ne siamo grati, sia noi ragazzi che abbiamo così aiuti materiali da distribuire, sia i senza tetto che apprezzano molto ciò che offrite.

Emanuele Innocenti





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